Dolori della Crescita | Osteopatia Ginnastica Posturologica del Bambino e del Neonato in Corso Roma Isola del Liri | Provincia Frosinone – OSTEOPATA MARZIALE

Dolori della Crescita | Osteopatia Ginnastica Posturologica del Bambino e del Neonato in Corso Roma Isola del Liri | Provincia Frosinone

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Marzo 18, 2020 benessere bambino Uncategorized 0

INDICE

  1. Cos’è
  2. Causa
  3. Segni e Sintomi
  4. Diagnosi
  5. Medico Fisiatra
  6. Osteopata del Bambino e del Neonato

[contact-form to=”marzialetrattamentoosteopatico@gmail.com” subject=”!!!IMPORTANTE DA SITO”][contact-field label=”24 ore su 24, 7 giorni su 7″ type=”select” required=”1″ options=”MEDICINA OSTEOPATICA,OSTEOPATIA PEDIATRICA,OSTEOPATIA SPORTIVA,ESPERTO IN OSTEOPATIA EQUINA,H.O.Med. ( OSTEOPATIA DOMICILIARE)”][contact-field label=”Nome e Cognome” type=”name” required=”1″][contact-field label=”Email” type=”email” required=”1″][contact-field label=”Messaggio” type=”textarea”][/contact-form]

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1.I dolori della crescita nel bambino?

I dolori della crescita si manifestano nella fase di allungamento scheletrico, di solito in età compresa tra i 4 e i 12 anni. Si presentano come crampi o indolenzimenti sulla tibia, polpacci, cosce, colonna vertebrale che dura da poche decine di minuti a qualche ora a causa di eccessivi sforzi muscolari, traumi sportivi, infezioni o periodi di intenso stress.



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2. Sintomi dell’artrite nei bambini

L’artrite giovanile è una malattia reumatica di infiammazione cronica delle articolazioni, che esordisce tipicamente prima dei 16 anni d’età per una predisposizione genetica.

Il bambino lamenta di solito:

  • Dolori articolari
  • Dolori muscolari
  • Febbre
  • Gonfiore articolare
  • Linfonodi ingrossati
  • Mal di schiena
  • Occhi arrossati
  • Reumatismi
  • Rigidità articolare
  • Versamento Articolare

L’artrite giovanile è cronica e dura per mesi e anni o per tutta la vita.



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3. Sintomi della meningite

La meningite è l’infiammazione delle membrane che circondano cervello dovuta a un’infezione virale o batterica.

Il bambino lamenta:

  • Dolori articolari
  • Dolori muscolari
  • Febbre
  • Mal di testa
  • Nausea
  • Occhi disallineati (strabismo)
  • Rigidità dei muscoli del dorso e del collo
  • Sensazione di freddo
  • Sonnolenza
  • Tosse
  • Vomito
  • Acufene
  • Aumento della VES
  • Brividi
  • Convulsioni
  • Crisi epilettiche
  • Difficoltà di apprendimento
  • Dolore al collo

I sintomi iniziali della meningite possono essere facilmente confusi con quelli di una comune influenza o di un comune mal di testa da cervicale.



Dieci anni di dolore, ma alla fine ho vinto la cistite



4. Ritardo nella crescita del bambino

Il ritardo di crescita è definito come una riduzione significativa di peso e alun’inadeguata nutrizione.

Il ritardo di crescita organico è dovuto a patologie acute e croniche che interferiscono con l’apporto nutritivo, l’assorbimento o il metabolismo.

La ridotta assunzione di nutrienti può essere conseguenza di labioschisi, palatoschisi e disordini del SNC (es. paralisi cerebrale).
Il malassorbimento, invece, può derivare da morbo celiaco, fibrosi cistica, parassitosi e malattie infiammatorie intestinali (morbo di Crohn e rettocolite ulerosa).
Il ritardo di crescita può anche essere conseguenza di un metabolismo alterato e si riscontra a causa di errori congeniti e deficit (es. galattosemia e intolleranza ereditaria al fruttosio), malattie genetiche ed alterazioni cromosomiche (es. sindrome di Down e di Turner).
Un aumentato fabbisogno energetico, invece, si può riscontrare in caso di infezioni, insufficienza cardiaca e ipertiroidismo.
Altre cause comprendono cardiopatie congenite, epatopatie, malattie polmonari e nefropatie croniche.

In molti altri casi, non sono identificabili disturbi medici che impediscano l’accrescimento del bambino. Il ritardo di crescita non organico, infatti, può dipendere dalla mancanza di cibo secondaria a problemi psico-sociali, come povertà, abbandono, mancanza di stimoli, ambienti di vita disturbati e cattiva interazione con le figure genitoriali.
Possibili Cause* di Ritardo di crescita
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5. Trattamento Medico Pediatrico del mal di testa

Le prime feci emesse dal neonato si caratterizzano per un colorito verde – catramoso ed una consistenza alquanto vischiosa. Questo materiale, detto meconio, è costituito da liquido amniotico, residui cellulari, urina e quant’altro deglutito dal giovane organismo durante la vita fetale.

Stitichezza del neonatoTipicamente, la prima scarica di meconio si registra entro 12/24 ore dal parto. La mancata emissione di queste deiezioni deve far sospettare la presenza di fibrosi cistica o della malattia di Hirschsprung (causata da anomalie di sviluppo e maturazione del Sistema Nervoso Enterico).

Dopo 3-4 giorni di vita, le feci del neonato assumono un colorito più chiaro e divengono soffici, cremose o semiliquide, fino a raggiungere un colorito giallo-oro con sfumature verdi più o meno intense. Durante la prima settimana di vita il neonato può evacuare assai spesso – ad esempio dopo ogni poppata – per la presenza del cosiddetto riflesso gastro-colico, un meccanismo biologico per cui, quando il cibo arriva nello stomaco, automaticamente si innescano movimenti peristaltici intestinali per svuotare il crasso. Ecco perché i neonati mangiano e subito, magari mentre stanno ancora poppando, emettono feci.

Il riflesso gastro-colico si attenua gradualmente dopo i primi giorni di vita, tanto che il numero delle evacuazioni giornaliere non supera i 4-5 episodi. Il fatto che le scariche diventino sempre meno frequenti non deve indurre i genitori a pensare che il lattante soffra di stitichezza; a volte, possono infatti trascorrere diversi giorni tra un’evacuazione e l’altra. In questo periodo, oltre al naturale dilatarsi dei ritmi defecatori, il genitore può notare una certa sofferenza del neonato, che in realtà sta semplicemente imparando ad utilizzare i muscoli giusti per defecare; non sapendo limitare il lavoro al solo “torchio addominale”, il piccolo spinge un po’ con tutto il corpo, contraendo i muscoli delle mani e dei piedi, fino a divenire tutto rosso ed abbandonarsi a crisi di pianto.

In età pediatrica non esistono parametri assoluti per poter parlare di stitichezza; non è possibile, per esempio, prendere in considerazione soltanto la frequenza delle evacuazioni. Piuttosto, occorre valutare anche altri elementi, come la consistenza delle feci e la continenza fecale. Per quanto detto, fintanto che le feci del neonato rimangono morbide e ricche di acqua non si può parlare di vera e propria stitichezza.

Nel lattante allattato al seno il numero di evacuazioni può variare da un’evacuazione ogni poppata ad una ogni 4-5 giorni, pur rimanendo nell’ambito della normalità.

La vera e propria stitichezza, intesa come evacuazione rara e dolorosa di feci dure e poco voluminose, interessa prevalentemente i bambini allattati artificialmente, mentre è rara tra i bambini allattati al seno. Nella stragrande maggioranza dei casi, inoltre, la stitichezza è di origine alimentare, ad esempio per l’insufficiente diluizione del latte artificiale o per un’introduzione troppo precoce di cibi solidi nella dieta del lattante. Studi recenti, inoltre, hanno evidenziato una possibile associazione tra stipsi ed intolleranza alle proteine del latte vaccino.

In età pediatrica, nel 90-95% dei casi, la stipsi viene definita idiopatica o funzionale, perché scorporata da malattie e malformazioni congenite, alterazioni anatomiche od effetti collaterali da farmaci, complessivamente responsabili del rimanente 5% dei casi.

Stitichezza del lattanteOltre alle cause di origine alimentare, la stitichezza funzionale del bambino può essere provocata da fattori psicologici, come stress o paura. In particolare, una delle più frequenti cause di stitichezza nel bambino è la sperimentazione di un’evacuazione dolorosa, ad esempio per la presenza di piccole fessurazioni nell’ano chiamate ragadi anali. Questi taglietti piuttosto dolorosi possono essere originati dal transito di feci dure e secche, spesso a causa di cambiamenti dietetici (passaggio dal latte materno al latte vaccino) o ad una condizione acuta (febbre). Il dolore può essere tale per cui il piccolo decide di rimandare l’evacuazione a tempo indefinito, evitando così gli stimoli dolorosi e contraendo i muscoli del pavimento pelvico al sopraggiungere dello stimolo. Per sopprimere l’impulso defecatorio, il bambino mette in atto una serie di comportamenti facilmente identificabili dai genitori, come sollevarsi sulle punte o incrociare le gambe. Questa tendenza a sopprimere lo stimolo evacuativo, porta all’accumulo di masse fecali voluminose nell’ultimo tratto d’intestino (retto), dove perdono acqua divenendo sempre più consistenti e difficili da evacuare (maggiore suscettibilità alla formazione di ragadi). Si viene così a creare un circolo vizioso stipsi-dolore-stipsi, per cui la stitichezza dà dolore ed il dolore dà stitichezza. La presenza di questi ammassi fecali nel retto, inoltre, si accompagna frequentemente alla perdita involontaria di piccole quantità di feci; per descrivere questo fenomeno i medici parlano di “soiling” (soil in inglese significa sporcare), mentre il termine encopresi indica il passaggio, volontario o involontario, di feci normoconformate negli indumenti, in bambini di età superiore ai 4 anni. Infine, la perpetuata decisione di trattenere le feci fa sì che la contrazione dello sfintere anale interno – dapprima consapevole – divenga poi paradossa durante lo sforzo defecatorio (in questi casi si parla di anismo).

L’inizio della stipsi nel bambino può coincidere anche con stress di altra natura, come l’educazione all’uso dei normali servizi igienici, l’inizio della scuola, la gelosia per il fratellino o altri fattori sociali che impongono di contenere o sopprimere il desiderio di evacuare. Per quanto riguarda l’utilizzo del wc, la posizione assunta dal bambino può favorire l’insorgere o l’aggravarsi della stipsi L’atteggiamento corporeo più adatto all’evacuazione è infatti quello dell’accovacciamento, che si assume tipicamente nei bagni alla turca. Questa postura “primordiale”, infatti, favorisce il rilasciamento del pavimento pelvico e l’aumento della pressione intra-addominale.



Bambini prematuri, una guida per aiutarli a crescere



6. Osteopata del Bambino e del Neonato per il mal di testa

Le prime feci emesse dal neonato si caratterizzano per un colorito verde – catramoso ed una consistenza alquanto vischiosa. Questo materiale, detto meconio, è costituito da liquido amniotico, residui cellulari, urina e quant’altro deglutito dal giovane organismo durante la vita fetale.

Stitichezza del neonatoTipicamente, la prima scarica di meconio si registra entro 12/24 ore dal parto. La mancata emissione di queste deiezioni deve far sospettare la presenza di fibrosi cistica o della malattia di Hirschsprung (causata da anomalie di sviluppo e maturazione del Sistema Nervoso Enterico).

Dopo 3-4 giorni di vita, le feci del neonato assumono un colorito più chiaro e divengono soffici, cremose o semiliquide, fino a raggiungere un colorito giallo-oro con sfumature verdi più o meno intense. Durante la prima settimana di vita il neonato può evacuare assai spesso – ad esempio dopo ogni poppata – per la presenza del cosiddetto riflesso gastro-colico, un meccanismo biologico per cui, quando il cibo arriva nello stomaco, automaticamente si innescano movimenti peristaltici intestinali per svuotare il crasso. Ecco perché i neonati mangiano e subito, magari mentre stanno ancora poppando, emettono feci.

Il riflesso gastro-colico si attenua gradualmente dopo i primi giorni di vita, tanto che il numero delle evacuazioni giornaliere non supera i 4-5 episodi. Il fatto che le scariche diventino sempre meno frequenti non deve indurre i genitori a pensare che il lattante soffra di stitichezza; a volte, possono infatti trascorrere diversi giorni tra un’evacuazione e l’altra. In questo periodo, oltre al naturale dilatarsi dei ritmi defecatori, il genitore può notare una certa sofferenza del neonato, che in realtà sta semplicemente imparando ad utilizzare i muscoli giusti per defecare; non sapendo limitare il lavoro al solo “torchio addominale”, il piccolo spinge un po’ con tutto il corpo, contraendo i muscoli delle mani e dei piedi, fino a divenire tutto rosso ed abbandonarsi a crisi di pianto.

In età pediatrica non esistono parametri assoluti per poter parlare di stitichezza; non è possibile, per esempio, prendere in considerazione soltanto la frequenza delle evacuazioni. Piuttosto, occorre valutare anche altri elementi, come la consistenza delle feci e la continenza fecale. Per quanto detto, fintanto che le feci del neonato rimangono morbide e ricche di acqua non si può parlare di vera e propria stitichezza.

Nel lattante allattato al seno il numero di evacuazioni può variare da un’evacuazione ogni poppata ad una ogni 4-5 giorni, pur rimanendo nell’ambito della normalità.

La vera e propria stitichezza, intesa come evacuazione rara e dolorosa di feci dure e poco voluminose, interessa prevalentemente i bambini allattati artificialmente, mentre è rara tra i bambini allattati al seno. Nella stragrande maggioranza dei casi, inoltre, la stitichezza è di origine alimentare, ad esempio per l’insufficiente diluizione del latte artificiale o per un’introduzione troppo precoce di cibi solidi nella dieta del lattante. Studi recenti, inoltre, hanno evidenziato una possibile associazione tra stipsi ed intolleranza alle proteine del latte vaccino.

In età pediatrica, nel 90-95% dei casi, la stipsi viene definita idiopatica o funzionale, perché scorporata da malattie e malformazioni congenite, alterazioni anatomiche od effetti collaterali da farmaci, complessivamente responsabili del rimanente 5% dei casi.

Stitichezza del lattanteOltre alle cause di origine alimentare, la stitichezza funzionale del bambino può essere provocata da fattori psicologici, come stress o paura. In particolare, una delle più frequenti cause di stitichezza nel bambino è la sperimentazione di un’evacuazione dolorosa, ad esempio per la presenza di piccole fessurazioni nell’ano chiamate ragadi anali. Questi taglietti piuttosto dolorosi possono essere originati dal transito di feci dure e secche, spesso a causa di cambiamenti dietetici (passaggio dal latte materno al latte vaccino) o ad una condizione acuta (febbre). Il dolore può essere tale per cui il piccolo decide di rimandare l’evacuazione a tempo indefinito, evitando così gli stimoli dolorosi e contraendo i muscoli del pavimento pelvico al sopraggiungere dello stimolo. Per sopprimere l’impulso defecatorio, il bambino mette in atto una serie di comportamenti facilmente identificabili dai genitori, come sollevarsi sulle punte o incrociare le gambe. Questa tendenza a sopprimere lo stimolo evacuativo, porta all’accumulo di masse fecali voluminose nell’ultimo tratto d’intestino (retto), dove perdono acqua divenendo sempre più consistenti e difficili da evacuare (maggiore suscettibilità alla formazione di ragadi). Si viene così a creare un circolo vizioso stipsi-dolore-stipsi, per cui la stitichezza dà dolore ed il dolore dà stitichezza. La presenza di questi ammassi fecali nel retto, inoltre, si accompagna frequentemente alla perdita involontaria di piccole quantità di feci; per descrivere questo fenomeno i medici parlano di “soiling” (soil in inglese significa sporcare), mentre il termine encopresi indica il passaggio, volontario o involontario, di feci normoconformate negli indumenti, in bambini di età superiore ai 4 anni. Infine, la perpetuata decisione di trattenere le feci fa sì che la contrazione dello sfintere anale interno – dapprima consapevole – divenga poi paradossa durante lo sforzo defecatorio (in questi casi si parla di anismo).

L’inizio della stipsi nel bambino può coincidere anche con stress di altra natura, come l’educazione all’uso dei normali servizi igienici, l’inizio della scuola, la gelosia per il fratellino o altri fattori sociali che impongono di contenere o sopprimere il desiderio di evacuare. Per quanto riguarda l’utilizzo del wc, la posizione assunta dal bambino può favorire l’insorgere o l’aggravarsi della stipsi L’atteggiamento corporeo più adatto all’evacuazione è infatti quello dell’accovacciamento, che si assume tipicamente nei bagni alla turca. Questa postura “primordiale”, infatti, favorisce il rilasciamento del pavimento pelvico e l’aumento della pressione intra-addominale.

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